La psicoterapia in età evolutiva

La psicoterapia in età evolutiva

Il mio disegno numero uno era cosi’:  Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava..


Ma mi risposero: “ Spaventare? Perché  mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” .
Il mio disegno non era il disegno di un cappello.
Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.

 

Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.
Il mio disegno numero due si presentava cosi’:

… Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno… Cercavo di capire cosi’ se era veramente una persona comprensiva.”

 

 

Accogliere un bambino significa offrirgli uno spazio e un tempo dedicato ai suoi desideri, informi, di difficile comprensione, ma che a volte, rappresentano il suo mondo, la sua realtà. È un percorso, un viaggio da percorrere insieme con macchine che sfrecciano ad alta velocità, treni che deragliano, barche in burrasca, luoghi incantati, magici, dove insomma tutto può succedere.

Il bambino accede a questo spazio grazie ai genitori che percepiscono la difficoltà del figlio, spesso legata ad uno stato emotivo interno o anche a un “disagio sociale” che rende più chiaro ed evidente la sofferenza interna. Oppure ancora tutto ciò può avvenire da richieste di aiuto da parte della scuola, da medici particolarmente sensibili, da altri genitori, amici. Insomma da chiunque riesca a cogliere la sofferenza interna.

E quando i genitori iniziano a comprendere i propri figli, i loro stati emotivi, i significati dei loro atteggiamenti, la psicoterapia inizia il suo processo. E così possiamo dire che questo percorso non è solo per il bambino ma anche per i suoi genitori.

Winnicott sosteneva che “non esiste un bambino senza la madre”. Questa affermazione che può apparire paradossale, può invece far comprendere ancor più che il filtro che l’osservatore, e quindi quello che noi psicoterapeuti dell’età evolutiva dobbiamo prendere in considerazione, è anche quello dato dalle rappresentazioni e dai vissuti consci e inconsci che i genitori hanno del proprio figlio.

Lo spazio di psicoterapia nell’età evolutiva ruota tutto attorno all’area di gioco. La capacità del bambino di giocare è una conquista dello sviluppo emozionale. Attraverso il giocare il bambino costruisce un ponte un legame tra il mondo esterno, quindi la realtà oggettiva che circonda il bambino, e il mondo interno, ricco di emozioni, fantasie, vissuti. E la psicoterapia ha luogo dove si possono sovrapporre due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta, perché è proprio attraverso il giocare insieme di due persone che avviene la psicoterapia, che avviene la presa in carico e l’aiuto di un piccolo paziente. E ancor di più il gioco diventa una forma di comunicazione del bambino.

Nella psicoterapia con un bambino, il terapeuta si occupa e si preoccupa dei processi di crescita del bambino, di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo che possono essere più o meno manifesti. E così, nella relazione terapeutica con un bambino, proprio nel momento in cui si posso significare, dar voce ai suoi stati emotivi, è lì che il bambino può sorprendersi e sollevarsi dal peso che portava dentro di sé.

Ed in questo cammino, i genitori rivestono un ruolo essenziale nel processo di cura, ma questa è un’altra storia…

 



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