Prendersi cura attraverso il movimento: la terapia neuropsicomotoria!

Prendersi cura attraverso il movimento: la terapia neuropsicomotoria!

Prendersi cura del bimbo, comunicare con lui, significa relazionarsi in modo genuino mettendo in primo piano la persona e i suoi bisogni. Significa rispettare la sua specificità, quello stare con che definisce la capacità del terapista di stare con il bambino nella sua dimensione, adattando e modificando l’intervento rispetto alle sue possibilità. Si tratta di una relazione basata sull’ascolto non valutativo, concentrato sulla comprensione dei sentimenti e dei bisogni di cura dell’altro.

Nel nostro linguaggio, comunicare significa entrare in empatia con l’altro, quella capacità, che  ci consente di comprendere ciò che ci viene raccontato andando oltre quelli che sono i nostri  schemi di attribuzione di significato. Sapersi calare nell’esperienza emozionale dell’altro, ci consente di provare ciò che l’altro prova, di sentirsi non solo al suo posto ma nella sua pelle, senza però esserne troppo invischiato. Si tratta di una comunicazione che accoglie ed ascolta sia i genitori che il bambino, dando un diverso significato alle relazioni umane, dove la collaborazione e l’integrazione danno senso e valore al lavoro comune, nel coinvolgimento reciproco che porta il bambino e la sua famiglia a credere di più in se stessi ed a poter essere più efficaci sulla realtà quotidiana.

Quando la terapia neuropsicomotoria si esplica in tal modo, è il risultato di un’equipe che ha creduto nel bambino, che ha saputo accettare i limiti e i progressi e che ha dato gli strumenti per crescere nel migliore dei modi. Comunicare nella pratica neuropsicomotoria significa anche dare spazio al movimento e al linguaggio del corpo: il dialogo tonico è prevalentemente espresso nel contatto  corporeo, lo si ritrova anche nella voce, nella respirazione e nel ritmo assunto dall’interazione con l’altro. Tutto ciò porta alla sincronia che sfocia nella unicità e nella creatività della relazione terapista-bambino, fatta anche di sguardi, il famoso aggancio visivo, strettamente legati alla strutturazione e al mantenimento dei legami, allo stabilirsi di un rapporto intenso tra individui: ci si lascia andare sotto lo sguardo dell’altro, l’IO si struttura riflettendosi in uno sguardo che, in quel preciso istante, rappresenta uno specchio.

La funzione del comunicare è dunque quella di dar senso al vissuto, sentito e riconosciuto in una comunicazione che integra linguaggio verbale e linguaggio non verbale.  I metodi e gli strumenti neuropsicomotori guidano il bambino in questo percorso di comunicazione connettendo immagini, fantasie e parole al funzionamento di un corpo che agisce attraverso metafore, che trasforma in vissuto ogni esperienza e dà a queste un valore simbolico. Dare al bambino la possibilità di sperimentarsi attraverso il movimento creando con lui uno spazio “privato” nel senso di specifico per quel bambino in cui siano tangibili la fiducia e la condivisione, significa promuovere la sua creatività e unicità e, nella misura in cui il bambino si sente accolto e compreso, egli stesso acquisisce strumenti per potersi relazionare con il mondo esterno nel modo più funzionale possibile.

E’ grazie alla capacità di comunicare, di entrare in relazione prendendosi cura del bambino e della sua famiglia, che potremmo dunque rispondere ai loro bisogni e alle loro richieste di aiuto in modo autentico, garantire loro la massima partecipazione alla vita sociale, economica e culturale e permettergli di utilizzare tutte le proprie possibilità e potenzialità al fine di una migliore qualità di vita possibile.

 

 



Questo sito fa utilizzo di cookie, accetta per continuare la navigazione maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi